PALAZZO DEL MARCHESE 7 settembre 2015 Porto torres
Testo di Maria Chiara Esposito.
"Un tempo io fui già fanciullo e fanciulla, arbusto, uccello e muto pesce che salta fuori dal mare. *
Il desiderio di essere altro da sé spinge a protrarre sino all'ultimo l'indefinitezza delle immagini catturate per caso, di cui non si comprende subito la forma. Una macchia sul muro. Un intreccio di fili. Una foto fuori fuoco. Spinge ad estendere sino all'infinito il momento di vuoto del nostro intelletto, di silenzio, di bellissima ignoranza durante il quale l'immagine può essere qualunque cosa. Qualsiasi altra rispetto a ciò che da lì a breve, inevitabilmente, mostrerà di essere.
E' lo stesso segreto desiderio di perdersi per davvero in un luogo realmente a noi sconosciuto, se ancora ne esistono. A cercare lo straniamento della svolta inattesa in una strada mai vista, del panorama ignoto, della nostra estraneità a ciò che ci circonda. Un enigma che per la sua brevissima durata ha bisogno dello sguardo, perché è da lì che lo smarrimento arriva.
La composizione, l'innesto danno agli oggetti oltre che alle persone, più identità, nuove possibilità. Man mano che ci si avvicina agli oggetti, composti così da trasformarsi, questi mostrano la loro natura individuale. Meglio forse restare a distanza.
Nelle composizioni, così come nell'insieme di un branco, finalmente le cose non sono più quelle e ironicamente rivelano un altro volto, un'altra vita.

